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Estratto del risultato delle indagini svolte a Saliceto - Bollettino GSS 2011

Le battute sul territorio (alcune delle quali svolte con la collaborazione degli abitanti del paese) hanno permesso di individuare solo quattro piccole cavità.
Dopo l esplorazione delle stesse, si è proceduto al rilevamento topografico, in pianta ed in sezione, accertando la totale natura artificiale delle gallerie che, anche dove non sono risultate essere interessate da opere murarie, presentavano ancora evidenti i segni di scavo. Le cavità sono quindi state inserite nel Catasto Nazionale delle Cavità Artificiali.
La prima cavità (la più famosa, apparsa anche durante la trasmissione televisiva Mistero) è nota da tempo come Grotta di Catoj e si apre nella omonima località ad una quota di 485 m slm. Completamente orizzontale, presenta un primo tratto (dove la consistenza della roccia stessa non avrebbe permesso alla galleria di auto sostenersi), rivestito con muri e volta ad arco ribassato in pietra a secco, alta circa 150 cm ed un secondo tratto invece semplicemente scavato nella roccia, per complessivi 20 metri. Dopo la parte in muratura, si apre un ambiente quasi circolare, perennemente allagato. La galleria, oltre il piccolo lago, dopo aver svoltato bruscamente a destra, prosegue quindi per alcuni metri e termina su una parete dove sono ancora ben evidenti i segni di scavo.
Al contrario di quanto sapientemente montato dalla tv, la cavità si è quindi rivelata molto meno sviluppata di quanto ci si aspettasse ed anche il mistero della sua origine è risultato ben poco... misterioso. Scopo di realizzazione del manufatto, forse in connessione con le costruzioni, ora abbandonate, che si trovano in prossimità dell ingresso della cavità o con la strada che le passa accanto, fu probabilmente proprio quello di captare l acqua proveniente dalla collina sovrastante. Non si esclude tuttavia che, viste le dimensioni e la vicinanza delle abitazioni, la cavità sia stata utilizzata come rifugio temporaneo, anche se l assenza di tracce lasciate da tale eventuale frequentazione  ne esclude di sicuro un uso continuativo in tal senso.
Un motivo di utilizzo analogo è quello da attribuire anche alla realizzazione di un altra piccola cavità (appena 12 metri di sviluppo, la più piccola tra tutte quelle indagate), da noi ribattezzata Sorgente di Borgovecchio in quanto realizzata per raggiungere una sorgente che sgorga direttamente dalla roccia. Al suo interno, nella parte terminale e più vicina alla sorgente, sono stati infatti costruiti due diaframmi che vanno a formare una vasca di calma ed una vasca di presa, che contiene gli innesti di alcune moderne tubazioni.
Un altra cavità, lunga poco oltre i 70 metri, nota come La Grutta, interamente scavata nella roccia e rivestita artificialmente in pietra a secco solo per un brevissimo tratto iniziale, si apre all interno di una cantina di una casa, ora abbandonata, in località Lignera, ad una quota di 475 m slm.
Morfologicamente è pressoché rettilinea, con una debole, ma costante, pendenza a salire verso il fondo. Lo scorrimento di acqua al suo interno ed un piccolo laghetto all estremo fondo della galleria lasciano trasparire anche in questo caso una funzione di opera captante, probabilmente connessa all abitazione all interno della quale si apre l ingresso.
Infine la Galleria di Borgovecchio. L imbocco superiore si apre a poca distanza dall omonima sorgente ad una quota di 460 m slm e permette di accedere ad una galleria, in debole pendenza, pressoché rettilinea, lunga circa 60 metri, interamente artificiale rivestita con muri e volta ad arco ribassato in pietra a secco, la cui funzione potrebbe essere assimilata ad una sorta di galleria drenante. Essa infatti non solo incanala le acque provenienti dal rio a monte, ma presenta lungo il suo percorso dei piccoli condotti laterali che raccolgono le acque dai campi sovrastanti. La parte terminale ha invece un architettura diversa, essendo il soffitto, non più ad arco, ma costituito da grosse lastre di pietra. Tutta la galleria, se si esclude un  piccolo cedimento laterale della stessa ed il crollo di una delle lastre di copertura della parte terminale, è in ottimo stato di conservazione.

Relazionata l Amministrazione Comunale di quanto sopra e sulle numerose problematiche legate ad un loro eventuale sfruttamento a scopo turistico (si decise tuttavia di provare a organizzare, nell estate immediatamente successiva un paio di visite guidate, che, di fatto, poi non vennero effettuate), si è quindi concluso il nostro lavoro.

Per quanto riguarda il castello, edificato tra i secoli XII-XIII ed effettivamente trasformato e ristrutturato più volte nel corso dei secoli successivi, sono stati invece svolti alcuni sopralluoghi, al fine di accertare la presenza di passaggi o ambienti nascosti. Nel maggio 2011, la Protezione Civile di Saliceto ha effettuato anche lo svuotamento delle due cisterne interne, in modo che ci si potesse penetrare, ma l analisi interna delle stesse non ha fatto altro che confermare, insieme alle semplici ragioni tecniche note fin dall inizio, che dal loro interno non si accede assolutamente ad altri ambienti. In quell occasione però abbiamo assistito e, nostro malgrado, partecipato, alle riprese di un filmato dei Te.S.E.S di Vercelli, dal titolo "il mistero del tesoro delle langhe", esperienza comunque interessante ed occasione di confronto.
Unico risultato degno di nota riguardante il castello è stato il ritrovamento fortuito da parte nostra di un frammento di una palla di cannone, probabilmente dello stesso tipo di quelle usate durante l assedio spagnolo del 1639, a seguito del quale venne completamente abbattuta una delle quattro torri del castello. L oggetto è stato immediatamente segnalato e preso in custodia dall Amministrazione Comunale.

Anche con la vicina chiesa di San Lorenzo non è stato accertato nessun collegamento sotterraneo. E  cosa risaputa che al di sotto di essa (come del resto in qualunque chiesa dell epoca) ci siano delle camere sepolcrali e che queste contengano resti ossei umani, ma essendo stati murati gli accessi a tali locali, ci è risultato impossibile accedervi. Ricordiamo che la legislazione in materia di beni culturali e scavi archeologici è molto severa e qualsiasi intervento di disostruzione deve essere preventivamente autorizzato esclusivamente dalla Soprintendenza Archeologica! Nessun Amministratore locale o speleologo, anche se esperto e competente, può sostituirsi ad essa.
Mancando quindi tali autorizzazioni, a parte l aver ammirato gli interessanti simboli sulla facciata o all interno della chiesa, alla maggior parte dei quali, di fatto, non è possibile dare un significato certo e che quindi si prestano alle più svariate interpretazioni, nulla di nuovo è stato scoperto.