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Il Merito di queste nostre fortificazioni, si deve senz’ altro alla Repubblica di Genova, che giŕ  agli inizi del XVI secolo, si pose il problema della messa a difesa della riviera al fine di rafforzare il suo dominio.

Dal 1526, con la decisione della Repubblica, di sancire a Savona, la fine dell’ autonomia politica ed economica, diede spunto e l’ inizio di una serie di costruzioni militare nella nostra provincia.

Dapprima si penso a torri d’ avvistamento sul litorale e alla messa in sicura del porto di Vado Ligure, ma successivamente e senza problemi, si decise di mettere in opera, un vero e proprio sistema difensivo. Le opere progettate, disegnate e proposte, furono molteplici. Dalla torre di capo Vado al Fortino nei pressi del torrente Lusso, ed altro verso il fiume Segno. Si concretň la costruzione del forte Santo Stefano (1614), il San Lorenzo (1618) e in seguito, si fecero nuove costruzioni, nate anche sulle rovine d’ opere militari giŕ  demolite.

In questo periodo, le fortezze, avevano principalmente la funzione di protezione a difesa delle cittŕ, dei valichi e la tutela delle coste. Le costruzioni erano edificate nei punti cruciali, erette a cielo aperto, in cima alle colline e con visuale favorevole; altre costruite tra la terra e il mare avente funzione di sbarramento, al fine di fronteggiare l’ avversario ancor prima che potesse giungere in terra ferma.

Gli armamenti di quest’ epoca erano costituiti per lo piů da cannoni pesanti, difficili da manovrare e con gettata e potenza limitata. Altre erano balestre, archi, spade. Le navi militari, anch’ esse dotate di cannoni a gettata limitata, facevano prevalere agli uomini, un conflitto per lo piůą, a corpo a corpo.

Tutto questo non costituiva un eccessivo timore a chi si difendeva dietro le alte mura di rocche e castelli, realizzati con solide pietre e profondi fossati. Spesso piů di un muro perimetrale era posto a difesa e i soldati potevano resistere al tentativo d’ assedio anche per diversi giorni.

Con i decenni successivi e con l’ evolversi di nuovi armamenti d’ offesa; migliorati e potenziati, anche le fortificazioni dovettero cambiare.

Ormai, ci si rendeva veramente conto che le fortificazioni, costituite da soli sassi e impasti argillosi non avrebbero piů retto ai nuovi mutamenti della tecnologia bellicosa. Soprattutto a meta dell’ 800, con l’ avvento di nuove armi da guerra e bombe denominate â śTorpediniâ ť, si dovette pensare seriamente a modificare anche i materiali strutturali di difesa edificati in Italia, che altrimenti non avrebbero sostenuto eventuali attacchi d’artiglieria.

Si studiarono e progettarono nuovi materiali d’edilizia militare, per rafforzare le strutture. Inizialmente una mescolanza di pietrame e sabbia per poi amalgamarne con acqua, al fine di ricavarne una sorta di cemento, si dovette pensare anche di porre al riparo i cannoni e l’artiglieria, messa a difesa sulle terrazze dei forti, in barbetta.  Furono messi in opera degli scudi in spesso metallo, al fine di proteggere i militari allâ ™uso dei cannoni, e ancora si costruirono dei veri ripari a forma di torrette in cemento e ferro al fine di ricavarne una blindatura totale e denominate “casematte”.

Non si ebbero immediati benefici alla risoluzione delle difese, poichč ci si rendeva conto che l’architettura delle fortezze andavano cambiate ed adeguate continuamente per restare al passo delle esigenze militari.

Furono migliorate come offesa, anche le prime cannoniere costruite con nuova concezione. Torretta a scomparsa per cannoni da 57 mm Gruson e cannoni da 120/21 in cupola blindata, installati in cupole corazzate in pozzo circolare, distanti tra loro di pochi metri. All’interno delle opere erano presenti dei binari e dei montacarichi utilizzati per lo spostamento delle munizioni
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